La pandemia da Coronavirus ha determinato uno stato di emergenza che ha coinvolto sia la sfera individuale, sia quella collettiva: desertificazione delle città, isolamento nelle proprie case, scuole, centri ricreativi , bar , teatri, cinema, palestre chiusi, canali televisivi centrati solo su informazioni relative al contagio. Questa situazione, prolungatasi nel tempo, ha generato uno stato di allarme generalizzato e una conseguente attivazione psicofisica legata allo stress. 

L’esigua conoscenza del fenomeno virologico, l’impossibilità ad uscire da casa, la costrizione legata allo staccarsi dalle abitudini e dalle persone care e il derivante vuoto affettivo hanno prodotto disregolazioni emotive intense, legate al consumo di cibo e hanno aggravato la sintomatologia o delle persone affette da un disturbo alimentare.

Il lockdown obbligato ha contribuito al mantenimento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione attraverso vari meccanismi . 

La convivenza forzata con la famiglia ha sovvertito le abitudini delle persone con i disturbi, elicitando in loro profonda sofferenza. 

Come scrive Dalla Grave nel suo articolo Malattia da coronavirus 2019 e disturbi dell’alimentazione. Quali difficoltà devono affrontare le persone con disturbi dell’alimentazione? :la limitata possibilità di camminare ed esercitarsi può aumentare la paura dell’aumento di peso che viene, di solito, affrontata accentuando la restrizione dietetica, l’esposizione a elevate scorte alimentari a casa può essere un potente fattore scatenante gli episodi di abbuffata, in quelli con questa espressione comportamentale del disturbo dell’alimentazione, la forzata e prolungata convivenza con i familiari può innescare o accentuare le difficoltà interpersonali che possono contribuire al mantenimento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione”.

Affrontare le tematiche su evidenziate e proporre un fruttuoso trattamento implica il coinvolgimento della famiglia e l’utilizzo della tecnologia online da parte dell’ equipe coinvolta nel processo di cura. 

E’ importante che i familiari comprendano l’estremo disagio delle persone affette da un disturbo dell’alimentazione: la cosa fondamentale è ascoltarsi e aprire un dialogo che non sia giudicante. E poi fare attività tutti insieme, provando a intercettare gli interessi (o a proporne nuovi) delle persone che stanno combattendo contro le loro distorsioni cognitive, le loro fobie e le loro emozioni errate o distorte sul cibo e sul proprio corpo.

Dott.ssa Ornella Pastrengo
Psicologa e psicoterapeuta