“Non ho voglia di alzarmi dal letto; non provo piacere a fare nessuna attività; non riesco a concentrarmi a fare cose che prima trovavo piacevoli; non ho voglia di uscire di casa; non mi va di chiacchierare ne di vedere amici”.

In molte persone che soffrono di un disturbo alimentare, in seguito alla permanenza dei sintomi, si assiste a una graduale e progressiva deflessione del tono dell’umore. Il tono dell’umore è una particolare predisposizione d’animo di una persona caratterizzata da due componenti: una fissa e costante (caratteristica di tratto), ed una che può subire delle modifiche temporanee in seguito ad eventi esterni o interni (caratteristica di stato). 

Ad un tono dell’umore positivo corrisponde solitamente una condizione di benessere psico-fisico; al contrario ad un tono dell’umore negativo o deflesso consegue una situazione di malessere psico-fisico. Quando una persona soffre di un disturbo alimentare, i pensieri e i comportamenti legati al controllo del peso, della forma del corpo e dell’alimentazione, diventano pervasivi e influenzano tutte le aree di vita del soggetto e diversi potrebbero essere i domini di vita peggiorati in seguito all’insorgenza del disturbo alimentare. 

Il peggioramento del proprio funzionamento psico-sociale determina uno stato di malessere psico-fisico con un conseguente abbassamento del tono dell’umore. La persona tenderà dunque ad avere un umore generalmente depresso, con crisi di pianto o rabbia; avrà difficoltà a prendere l’iniziativa e a svolgere attività di svago prima amate; potrebbe avere un peggioramento anche del rendimento lavorativo o scolastico, con difficoltà di concentrazione. Sono comuni in questo stato variazioni del ritmo sonno-veglia, dormendo troppo o troppo poco e anche le relazioni interpersonali potrebbero essere danneggiate a causa della perdita di interesse della persona o del calo del desiderio sessuale.

Quando questa condizione di deflessione del tono dell’umore dura nel tempo, porta il soggetto ad avere pensieri negativi e pessimistici costanti generalizzati. Questo meccanismo psicologico viene definito distorsione cognitiva (Beck, 1963) e comporta una visione pessimistica e permanente di se stessi; degli altri e del proprio futuro

I pensieri distorti diventano ossessivi e continui e portano la persona a convincersi di non valere nulla e di non poter provare emozioni positive; gli altri non vengono percepiti come supporto e sostegno, ma aumenta l’isolamento sociale e l’idea di non avere persone che ci amano; si tende inoltre a pensare che questa condizione di malessere non sia risolvibile e che quindi la vita futura possa essere caratterizzata solamente da sofferenza e solitudine. Il riconoscimento delle distorsioni cognitive è il primo passo per poter agire sulla deflessione del tono dell’umore. Una volta riconosciuti i pensieri negativi e distorti, è necessario analizzarli a fondo, in modo da non generalizzarli, utilizzando tecniche e strumenti specifici per riconoscere e combattere queste distorsioni cognitive.

Dott.ssa Silvia Scalvini