Alimentazione Salute

Stigma e disturbi alimentari

Non è qualcosa di riconosciuto, ma è ben dimostrato quanto uno stigma sociale, se legato a una malattia, possa aumentare le difficoltà a chiedere aiuto.

Come un demone, l’anoressia nervosa spinge chi ne è affetto a vedere il cibo come un nemico. Misurarlo, limitarne la quantità, prima di ingerirlo è fonte di controllo. E’ un disturbo che spesso esordisce in adolescenza, durante i primi confronti con gli altri, di fronte al cambiamento improvviso del nostro corpo.  Aumentare il controllo sull’alimentazione, controllare il senso di fame, da un’illusoria idea di onnipotenza. L’anoressia limita l’assunzione di cibo rispetto al fabbisogno calorico, portando alla perdita di peso, innesca un’intensa paura di aumentare e porta ad attribuire, nella mente di chi affetto,  un ruolo eccessivo alla figura fisica nel determinare l’autostima. 

Autocontrollo, colpa, vergogna, perfezionismo. Sono tante le cause psicologiche che possono anche concorrere a portare un individuo a sviluppare questo disturbo. Proprio queste caratteristiche individuali, portano lo stigma sociale ad avere effetti gravi sui pazienti.

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Lo stigma è un costrutto multidimensionale che porta risposte emotive negative nei confronti di situazioni sconosciute e/o percepite come non desiderabili. 

Quando gli schemi di gruppi sociali sono associatati a pregiudizi si genera lo stereotipo, un atteggiamento sfavorevole e ostile verso l’altro. Ciò, data la tendenza ad autoisolarsi di chi soffre del disturbo, può chiaramente innescare un circolo vizioso. Per affrontarlo bisogna utilizzare un comportamento pro-sociale: se volessimo agire sullo stigma legato ai disturbi alimentari dovremmo imparare a incoraggiare il contatto diretto con una persona che ne soffre, correggere la disinformazione sui disturbi alimentari, ridurre al minimo le attribuzioni biasimevoli, ridurre lo stereotipo così da aumentare l’empatia e incoraggiare atteggiamenti positivi

Numerose ricerche nell’ambito hanno confermato l’importanza di questi rinforzi empatici da parte dei gruppi sociali, in riferimento alla battaglia contro i disturbi alimentari. Di fronte a una risposta del gruppo positiva lo stesso paziente, è più propenso a chiedere aiuto e percepire la propria situazione come più accettabile e quindi modificabile perché ridimensionata dalla visione positiva altrui e rinforzata la propria parte positiva. 

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